Oltre il minimalismo

In epoca in cui il consumismo sta mostrando la corda e i danni ambientali dello sviluppo incontrollato sono sotto gli occhi di tutti, la tendenza di vuotare casa per fare più spazio ad una vita più frugale ma anche più vissuta si fa sempre più strada e diventa filosofia. Le prime avvisaglie ci arrivano dal Giappone, dove una sorta di minimalismo estremo che trova la sua motivazione nell’idea che gli oggetti, dagli elettrodomestici ai libri, dai cd ai dvd, spingono all’isolamento togliendo tempo che, diversamente, so potrebbe dedicare agli altri.
Ma in concreto, che vuol dire minimalismo estremo?  Vuol dire una casa estremamente spoglia, con i mobili strettamente necessari, un solo tavolo e qualche sedia, una cucina scarna freestanding, futon posto su tatami o direttamente sul pavimento al posto del letto e dei materassi, qualche gancio e cesto contenitore al posto di attaccapanni e armadi. Nessun orpello, nessun quadro, libro, nessun comò, nessun colore e via cosi.

“L’arte dell’essenziale” unisce zen e riferimenti pop occidentali (da Steve Jobs a Madre Teresa, passando per Kondo) per perfezionare il “decluttering” e renderlo un vero stile di vita.

Siamo circondati da oggetti e informazioni superflue che ci distraggono dal vero obiettivo della nostra vita che è cercare la felicità. Liberarsi del superfluo, secondo Sasaki, è un vero e proprio metodo. Un primo passo consiste nello sbarazzarci di ciò di cui è più facile liberarsi (esempio: device obsoleti); un secondo nel non cercare “soluzioni creative” per il riciclo; un terzo smetterla di pensare che buttare via gli oggetti significa in fondo buttare via il denaro che abbiamo speso per acquistarli.