Cantieri come quadri

Esiste un’estetica del cantiere? E se si, serve?
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Mi è sempre piaciuto frequentare i cantieri anche se il carattere temporaneo e l’apparente disordine ne fanno dei non luoghi, con tutto ciò che ne consegue; disinteresse ed estraneità, a partire da chi li allestisce e ci lavora.
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Credo che questo sia dovuto all’amore per il lavoro di architetto a cui però aggiungo la passione per le suggestioni estetiche nascoste nel tempo di una fase lavorativa.
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La bellezza, poi, non è mai fine a se stessa e a me fece scoprire la bioarchitettura quando da tirocinante fui portato per la prima volta in un cantiere ecologico. Li rimasi affascinato dal fatto che, diversamente da quelli visti in precedenza, non c’era nulla di tetro e grigio, perché la piacevolezza di una casa naturale la si percepisce chiaramente già mentre la si costruisce.01

DO IT RAW!

Fu durante uno dei miei primi lavori che la cliente si disse colpita del fatto che io, andando con lei per magazzini e rivendite, avessi l’abitudine di toccare i materiali da scegliere. Fu la conferma della mia propensione per l’architettura naturale. Negli anni seguenti, continuando a toccare, ho poi capito perché è bello un muro di mattoni a pasta molle mentre non lo è un pavimento in grès.
img_1536.jpgAllo stesso modo ho inteso la piacevolezza di un intonaco a calce o argilla piuttosto che uno in cemento. E ancora, ho scoperto il profumo di un pavimento in legno oliato e l’intangibilità di un parquet trattato sinteticamente.
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Potrei continuare, contrapponendo il tepore di un camino a legna all’aridità di una ventilazione meccanica controllata, ma se avete capito di cosa sto parlando allora vuol dire che avete inteso cos’è la bioedilizia. E se vi ha incuriosito la bioedilizia, allora è probabile che siate interessati anche alla bioarchitettura.

Verdi colline d’Irlanda

0002Sono ogni volta diverse le motivazioni che portano a scegliere la meta di un viaggio. Questa volta è toccato al cuore decidere l’Irlanda per omaggiare la terra d’origine di una creatura bella da poco scomparsa.01

>185 Una casa nella campagna di Longiano

00Situata nella pianura di Longiano, la ristrutturazione di questa casa circondata da ampi spazi verdi e campi coltivati l’ho attuata utilizzando materiali bioecologici e seguendo i dettami del Feng shui14Cappotto in sughero da 14 cm e intonaci con pitture a calce inframezzati a porzioni in argilla, pavimenti in legno oliato e pietra naturale, riscaldamento a pavimento alimentati da pannelli solari e fotovoltaici costituiscono la carta di identità bioedile dell’intervento.04071rVerifica geobiologica, disposizione secondo i dettami del feng shui dei locali e un porsi in armonia con le preesistenze del luogo e le tensioni spirituali di chi abiterà questi spazi hanno invece definito le coordinate (bio)architettoniche del progetto.

Manhattan transfer (to Williamsburg)

04Avevo letto, prima di partire, che le cose più interessanti da vedere a New York non erano a Manhattan ma a Brooklyn, nei quartieri di Williamsburg, Dumbo e Bushwick. Dopo esserci stato però la mia impressione è che nello scrivere si sia un po’ esagerato. 03Vero è che Brooklyn stia vivendo il suo rinascimento attraverso la gentrificazione, ma altrettanto si può dire di Nolita e Noho a Manhattan.
0sQueste zone, relativamente risparmiate dalla speculazione edilizia, grazie all’apertura di negozi, locali e gallerie d’arte, si sommano a Tribeca, Chelsea, Soho e Greenwich nel definire quella New York piacevole e vivibile che – ed è questa la sorpresa – indubbiamente esiste06

La casa come terza pelle

Sapete che la qualità dell’aria all’interno degli edifici – soprattutto quelli nuovi o appena ristrutturati – può essere persino peggiore di quella esterna? Questo succede perché i materiali impiegati per realizzarli e gli arredi rilasciano sostanze volatili nocive, perché nelle abitazioni ogni giorno produciamo sostanze inquinanti e perché gli edifici sono pensati sempre più come corpi sigillati e isolati dal contesto esterno.
03Diversamente, in bioarchitettura, la casa è considerata un organismo vivo da inserire nello spazio, per consentire di vivere in equilibrio con luce, umidità, vento e tutti gli elementi naturali. Elementi che, opportunamente calibrati e gestiti, fanno della casa “un luogo dell’anima” confortevole e salubre. Questo concetto viene espresso con la definizione di casa come terza pelle, dove per prima si intende la cute e la seconda gli abiti che indossiamo. Analogamente alle prime due, la terza pelle deve quindi essere un involucro che garantisce lo scambio termico e gassoso tra l’interno e l’esterno. Questo concetto non è però esclusivamente fisico-salutistico ma va inteso anche in senso più lato, filosofico. L’edificio viene quindi pensato accogliente e permeabile, volto a favorire la connessione tra individuo e società, perché è dentro questa che si stabiliscono le relazioni tra le singole persone che stanno alla base del vivere comune.04

Perchè Bioarchitettura

Diceva Ugo Sasso, fondatore dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, che il termine bioarchitettura non dovrebbe nemmeno esistere ma che si è reso necessario per ricordarci che l’architettura, nata per contribuire al benessere psicofisico dell’uomo, ha da tempo smarrito questo presupposto. 04Oggi abbiamo edifici che eccellono per estetica, risparmio energetico o sicurezza strutturale ma difficilmente ne troviamo che contemplano contemporaneamente anche gli aspetti bioecologici e psicologici. Questo succede perchè si è persa la nozione di architettura come disciplina olistica che assolve a queste necessità ed altre ancora quali, ad es., geobiologia o feng shui. La conseguenza è che oggi viviamo in abitazioni insalubri edificate in quartieri caotici dove la qualità della vita è un fattore marginale. Con questo convincimento, oggi ci definiamo bioarchitetti, tesi alla qualità tout court del progetto, operando per tornare ad essere, un domani, semplicemente architetti03